La natura, quella gran buttana. Non diceva proprio così Leopardi, anzi credo che poi alla fine avesse ci fatto anche un po’ pace, ma insomma. La natura, quella gran buttana (con la b suona più simpatico), ogni tanto ha ragione. Ci sono delle creature non destinate a calcare il suolo terrestre, ma a fare capolino, salutare e andare via in poco tempo. Quelle creature hanno tutte le sfighe del mondo, e sarebbero ben felici di levare il disturbo se non arrivasse l’uomo. L’uomo che anno domini duemilasette ha i farmaci più disparati è capace di fare l’aerosol alla creatura, rimetterla in piedi e spacciarla come la creatura dotata di baffi più sana del mondo. Oddio, più normale del mondo.
Lì arrivo io, che prendo la creatura baffuta col suo testone da cucciolo di pochi mesi e mi ritrovo una specie di Taz felinide che si appende a qualsiasi cosa distruggendo oggetti di vario genere (meglio se appartenuti al mio defunto nonno materno).
Poi la natura, aiutata da una buona dose di sfiga, me lo fa ammalare in modo pesante - la pesantezza si misura in euro, diciamo centinaia d’euro di malattia felina - e lì penso a quanto poco mi è durato questo Taz felino, eccheccavolo, ma poi lui si riprende e olè, penso che niente più potrà ucciderlo, o quasi.
Lì comincio a sbagliare. Ad amare il baffuto più di ogni altra cosa al mondo (cosa, non persona, specifichiamo), a ricambiare quell’affetto che lui ha cominciato a darmi dal primo giorno mentre io ancora piangevo il mio vecchio Gatto Arturo (gatto tutto d’un pezzo, sopravvissuto a decine di sciagure e defunto proprio quando ero via per l’Erasmus).
La creatura destinata dalla natura a una vita brevissima diventa l’estensione animale della mia - tzk - anima umana, e mi convinco che alla fine la morte non esiste,lalalalalala.
Oggi un’ecografia al cuore mi conferma che la natura, quella gran buttana, aveva anche dei piani B (o C, non so a che issue siamo arrivati).
Questione di tempo, avrà detto dalla sua sedia a dondolo, e si accorgeranno che non si può sfuggire ai miei disegni.
Ora, anno domini duemiladodici, l’uomo ha qualche medicina. L’uomo è titubante, la questione è complicata e chi lo sa. Io sento una parte di me richiudersi su se stessa fino a soffocare, tento di guardare un presunto bright side - che ultimamente si è nascosto davvero bene - e scrivo minchiate su internet. Sperando che nessuno mi scriva, un giorno, è solo un gatto.